Sentenza del Tar Lazio che annulla la Circolare del Ministero della salute del 17 dicembre 2004

Il Tar Lazio (sezione terza-ter) con la sentenza 6068, depositata il 1 agosto scorso, ha annullato la parte della circolare, emanata dal ministro della salute il 17 dicembre 2004, che obbligava i gestori dei locali pubblici o i datori di lavoro (o i dipendenti loro delegati) a far rispettare il divieto di fumo, pena una multa da 220 a 2.200 euro, oltre ad una sospensione o una revoca della licenza.

Essi, infatti, dovevano richiamare i trasgressori all'osservanza del divieto di fumo e segnalare, in caso di inottemperanza, il comportamento dei trasgressori ai pubblici ufficiali competenti a contestare la violazione e ad elevare il conseguente verbale.

Secondo il Tribunale amministrativo regionale, con la suddetta circolare, veniva imposto un dovere di vigilanza a fini pubblici a soggetti privati, sfornito di base legale e per ciò illegittimo.

Inoltre, sempre secondo il Tar, una circolare ministeriale non può imporre prestazioni personali o patrimoniali (essa deve infatti limitarsi ad interpretare) ma esse possono essere imposte, per la soddisfazione di interessi pubblici, solamente ope legis. L'atto ministeriale, di natura amministrativa, non può essere equiparato alla legge, né a un decreto legislativo o a un decreto legge.

Alla legge, dunque, compete indicare il soggetto pubblico abilitato ad imporre la prestazione, nonché a fissare i limiti dell'imposizione (soggetto e oggetto della prestazione imposta).

Ne deriva che occorreva una previsione legislativa per imporre i doveri di vigilanza ai fini pubblici nei confronti di soggetti che esercitano la propria libertà di iniziativa economica privata nell'ambito di locali aperti al pubblico e che vengono, per effetto delle contestate prescrizioni, ad essere trasformati in incaricati di una pubblica funzione, o pubblico servizio.

In base alle suddette considerazioni, da questo momento, dunque, i gestori e i datori di lavoro non sono più tenuti a segnalare le infrazioni alle autorità competenti con il rischio di una multa in caso di inosservanza, ma devono limitarsi ad esporre in modo visibile il cartello con il divieto di fumo nei locali e con l'indicazione della sanzione in caso di trasgressione. Infatti, a giudizio del Tar, l'unico dovere per i conduttori di locali o per i datori di lavoro è quello di affiggere i cartelli, previsto dall'articolo 2 della legge 584 del 75.